Il Riccio Comune, quel buffo musetto delle nostre città

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Il Riccio Comune è pacifico e tranquillo: lasciatelo in pace e si rivelerà un grandissimo amico per l'uomo

L'animale di cui stiamo per parlare è ampiamente diffuso in Europa ed in Nuova Zelanda, dai paesi mediterranei fino alle fredde terre della penisola scandinava e della Siberia.

In Italia, infatti, è presente su tutto il territorio della penisola con le sue diverse e numerose sottospecie.

Il riccio: tutti noi lo abbiamo sentito nominare, visto disegnato almeno una volta nella nostra vita. Magari, potrebbe esserci anche capitata l'occasione di averlo visto trotterellare tranquillo al bordo della strada o di aver scorto il suo buffo musetto tra i sottoboschi in campagna.

Chiamato anche porcospino, il nome scientifico del riccio comune è però: Erinaceus europaeus.

Di sicuro, a colpire l'occhio di chi lo vede per la prima volta, magari messo a confronto con un'istrice, sono le sue ridotte dimensioni: a differenza delle altre due specie prima descritte, il riccio comune a cui noi tutti siamo abituati infatti è davvero piccolo e grazioso: arriva fino ad un massimo di 25cm di lunghezza e, solo in rari casi, supera il chilogrammo di peso.

Tra tutti gli animali del sottobosco, il riccio figura certamente tra quelli più amati e conosciuti dai bambini, forse per il suo aspetto tondo e paffuto o, forse, per suo musetto curioso che termina a punta con un piccolo naso nero.

Gli occhietti sono piccoli, rotondi e neri, mentre le orecchie, molto piccole, si confondono perfettamente con il pelo ispido di color marroncino, marrone o nero a seconda dei casi.

Gli aculei del riccio sono i più corti tra i tre porcospini descritti, infatti, la loro lunghezza si aggira solitamente attorno ai 2cm e ricoprono tutto il corpo al di fuori del muso, delle zampe e del ventre.

La funzione degli aculei però non è solo quella di arma e i difesa, ma si estende anche alla funzione di 'ammortizzatore' naturale: nel follicolo in cui l'aculeo ha sede, infatti, si trova un restringimento che li rende flessibili così da ammortizzare eventuali urti e cadute.

Un particolare molto importante vista la scarsa agilità dei ricci che, a causa delle corte zampe e del corpo tozzo, si ritrovano spesso a ruzzolare e cadere.

La colorazione degli aculei varia da soggetto a soggetto nelle varie tonalità del marrone e del nero, anche se esiste una mutazione recessiva per la quale alcuni esemplari nascano con il manto color crema e gli occhi neri (non sono quindi albini).

Una ulteriore curiosità riguardo gli esemplari dal manto chiaro è che questi non vengono infestati dalle pulci.

Quando minacciato, il riccio, drizza istintivamente gli aculei presenti su tutto il corpo e, se toccato, si richiude in sé stesso, formando una specie di pallina in cui gli aculei sporgono minacciosi.

Forse più per le abitudini alimentari, che per una questione di difesa dai predatori, il riccio è un animale prevalentemente notturno che passa le proprie giornate a riposare nella tana scavata nel terreno.

Infatti, a differenza degli altri due porcospini descritti precedentemente, il riccio è un animale insettivoro e si nutre di lombrichi, insetti, ragni e millepiedi: animali che si trovano più facilmente durante le ore notturne.

Il riccio comune non disdegna però anche piccoli vertebrati come lucertole, topi, anfibi o uova di uccellini.

Molte sono quindi le differenze con l'istrice e con il porcospino nordamericano; tra queste anche il fatto del letargo e del carattere.

Riguardo al primo, possiamo affermare che il riccio va in letargo: nei mesi più freddi, i ricci restano chiusi a dormicchiare nelle loro tane ben foderate di muschio ed erba, ma può anche capitare che, in caso di necessità, il riccio si svegli dal letargo per andare alla ricerca di cibo.

Riguardo al carattere invece, oltre ad essere un animale solitario come anche le istrici e l'ursone, il riccio è anche scontroso e non disdegna una bella rissa nella quale avrà, ovviamente, la meglio l'esemplare più grosso o quello più adulto.

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